Anche oggi: sembrava tutto tranquillo, il cielo era coperto appena, così vado in città e da lì all’iper a sbrigare una serie di faccende, poi, proprio quando sto per risalire in macchina e tornare a casa, eccoti di nuovo la pioggia, meno impetuosa di ieri, ma sempre abbondante. (Da ridere: da Brico c’era una bella e comoda spiaggina di tela, con i braccioli imbottiti, e tanto mi piaceva che l’ho presa – perché quest’anno, quando e se tornerò al mare, vorrei soprattutto leggere – ma, di questo passo, chissà quando potrò farne uso.) Come clima, questo inizio giugno mi ricorda tanto quello di ventidue anni fa, il mio primo anno a Bologna, quando nei giorni in cui preparavo il primo esame – geometria, un bel 30, tondo tondo – e anche il giorno della prova orale – il 12 – la mandava giù spesso e volentieri e di santa ragione. Per riandare un po’ a quei tempi, e soprattutto restare in tema di pioggia, eccomi così ripescare un brano dei Cult che allora passava spesso alla radio (niente video originale, però, decisamente bruttino. O, per meglio dire, pessimo il look sfoggiato allora dalla band).


