Penultimo giorno del 2007, tempo dunque per bilanci e nuovi propositi, ma per una volta, e almeno qui, in questo blog ancora in fase iniziale e sperimentale, voglio astenermi: consuntivi e programmi sono rimandati tutti al nuovo anno. Tra poche ore passaggio in Abruzzo, poi di prima mattina partenza per Venezia, per un capodanno improvvisato in laguna, quindi rapido ritorno nelle Marche sporche, a occupazioni e ritmi più abitudinari. Nel frattempo scorrono le pagine di uno di quei libri incontrati per caso, pagati una sciocchezza, e che letti a distanza di anni dall’uscita conservano una validità stupefacente e fanno anzi registrare una risonanza e un impatto più forti di quelli che avrebbero potuto avere a una lettura immediata, oltre a confermare tante cose che nel nostro intimo già da tempo sospettavamo.
[...] Bisogna starci attenti, alle canzonette. Soprattutto a quelle scritte da un raffinato cantante come Franco Battiato, che è anche l’autore del disco più postmoderno della storia della musica italiana, La voce del padrone. Ricordate? Beatles e Rolling Stones citati nella stessa canzone (Cuccuruccuccù Paloma), accostamenti di generi musicali fino a prima rigorosamente separati (basi dance e cori tradizionali di voci maschili, per esempio). Ma soprattutto la consapevolezza di uno smarrimento che, nel 1981, spingeva Battiato ad andare in cerca di «un centro di gravità permanente», che gli permettesse di non cambiare di continuo idea sulle cose e sulla gente. La condizione postmoderna era uscito solo due anni prima. [...]
Tommaso Pellizzari, Trenta senza lode. Autodifesa di una generazione disprezzata: i giovani degli anni Ottanta e Novanta, Mondadori, Milano 1999, p. 42.


