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Balle (di fieno)

fieno di maggio 2

Ma vah?!

Ecco scoperto – o per meglio dire confermato – a quale categoria di persone tendenzialmente appartengo nel modo di relazionarmi con gli altri:

[...] Gli elusivi si sentono a disagio e sono abituati a stare da soli, cercano di sottrarsi all’avvicinamento e rifuggono le relazioni intime. In questo gruppo c’è chi invoca la necessità di indipendenza come scusa per evitare a ogni costo di dipendere da qualcuno o che qualcuno dipenda da loro. La verità è che l’intimità li angustia. [...]

Ma, a parte i sicuri, non è che ansiosi e disorganizzati siano messi molto meglio. Tuttavia, è sempre vero questo:

[...] Grazie alla capacità umana di introspezione e di riflettere, possiamo tutti raggiungere una conoscenza ragionevole di noi stessi. È ovvio che quanto più ci conosciamo tanto maggiori saranno le probabilità di riuscire nelle nostre relazioni amorose, nelle nostre amicizie e nella nostra vocazione occupazionale o professionale. Se siamo coscienti del nostro stato emotivo ci risulta più facile valutare la situazione in cui siamo e modulare i nostri sentimenti. Un altro vantaggio è che quanto più siamo in contatto con i nostri sentimenti tanto più facilmente ci sintonizziamo con i sentimenti degli altri e ci immedesimiamo con loro. [...]

Luis Rojas Marcos, Convivir, Aguilar, Madrid 2008, pp. 29, 25.

Proprio lì

E niente me lo toglie dalla testa: è lì, proprio lì, in quegli ultimissimi anni ottanta, quando tutto si è rimesso vorticamene in moto, che avremmo potuto compiere un grande balzo avanti e approdare da subito a una nuova dimensione, in linea con il mondo intorno a noi. E invece è lì, proprio lì, che è mancato qualcosa, che abbiamo scontato tutto il ritardo che avevamo, e anziché correre sciolti e spediti ci siamo ritrovati fermi, impantanati, bloccati. (Negli anni successivi saremmo anche riusciti – con grande fatica – a tirarci fuori da quella palude, riprendendo – ora con maggiore, ora con minore tenacia ed efficacia – la nostra marcia, ma quanto dispendio di energie – fisiche e mentali – e quante gioie e soddisfazioni perse e negate. E, ancora, quanti errori e quanti altri inopinati punti di arresto.)

La misura

L’ossessione è di quelle dure a morire: rivedere, ritoccare, correggere, prima aggiungere, poi tagliare, cancellare o spostare. Arrivare alla giusta misura.

Maggio

Ridendo e scherzando (a volte sul serio, altre un po’ meno), è tornato anche l’amato mese di maggio, ovvero la primavera nel suo massimo fulgore. Me ne sono reso pienamente conto stamattina, in un breve salto al mare, notando ai margini delle strade le chiome stracariche delle acacie in fiore, e poi i sambuchi, gli ippocastani, le ginestre più in alto, i papaveri nei campi e i rapaccioni su tutto. E che dire delle pance pallide in mostra sulla spiaggia, e dei bimbetti – non solo quelli anagrafici – con i piedi nell’acqua? E ieri sera, tutta quell’allegra gente in piazza e sotto il grande tendone del fritto misto? E i campi di medica già falciati, e il profumo dell’erba appassita che si leva nell’aria? Bella bella la primavera, e calda e invitante e inebriante l’atmosfera di maggio. (Colonna sonora: i Red Hot Chili Peppers di Californication. E un brano su tutti: “Easily”.)

La ricerca

È – o dovrebbe o potrebbe essere – un processo continuo di vaglio, cernita, messa a punto, ridefinizione, cambio, ritorno sui propri passi e ancora scarto, ribaltamento e scatto in avanti. Molto più spesso è solo un cercare e cercare.

In prospettiva futura

La tempesta – l’ultima, politica, umorale – è come passata: restano detriti, animi da finire a lenire o ricondurre pienamente a ragione, ma, di base, è già “un altro giorno”. Vincitori e vinti, lo scenario che abbiamo davanti resta comune e, da tutti i segnali che si colgono, non dei migliori: ci saranno probabilmente altre tempeste, molto più tangibili e violente, che spazzeranno via le preoccupazioni di oggi, poco meno che risibili nella lunga prospettiva. Per evitare che facciano troppi danni, che ci colgano del tutto impreparati, travolgendoci e trascinandoci via con esse, tutti quanti, indistintamente, senza opporre la minima resistenza, occorrerebbe dunque attivarsi al più presto in prospettiva futura, guardando oltre il presente immediato, o quantomeno oltre il passato, superato, andato.

Non è la fine del mondo

Sono stati giorni per niente allegri, gli ultimi; segnati da tensione, delusione, rabbia, frustrazione, abbattimento; con la sensazione di ritrovarsi di nuovo al punto di partenza, se non di scivolare ogni volta più in basso. In parte è così; in parte che ingigantiamo tante, troppe cose; in parte che, indiscutibilmente, essere tra i perdenti fa male. Ma alla fine occorre pure sdrammatizzare e, assorbito il colpo, rimettersi in piedi e sforzarsi di sorridere, riscoprendo in sé levità e dolcezza, ché non è questa la fine del mondo. Altre le vere tragedie.

L’unità mente-corpo

[...] Ciò che succede nel corpo riflette quello che succede nella mente e viceversa. La tensione e la rigidità del corpo provocano la diminuzione dell’energia e della vitalità. I conflitti emotivi e gli “stress” determinano delle tensioni muscolari croniche, che disturbano la salute emotiva. [...] Il corpo umano non scorda nulla di ciò che avviene nella vita del soggetto. Il nostro modo di essere e i nostri malesseri ci parlano della nostra storia. Riscoprire il proprio corpo significa riconciliarsi con questo, riconoscerne le ragioni, rispettarne i bisogni, diminuire le difese che lo inibiscono, acquisire la coscienza dell’unità organica. [...]

Luigi Ceragioli, Il metodo Pilates, Giunti Demetra, Firenze-Milano 2006, p. 11.

«Se non avete potuto studiare da giovani, allora certamente dovreste farlo da adulti. Ma le cose studiate da piccoli sono come la luce del sole nascente; gli studi della maturità, una candela.» – Kang Hsi (imperatore cinese, 1654-1722), via John Crowley

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